Il mio incontro con l’Ipnosi Esoterica non nasce da una teoria che ho deciso semplicemente di abbracciare, ma da un percorso di ricerca durato molti anni.
Fin da giovanissima sono stata attratta dall’esplorazione della coscienza, dalla meditazione e da tutto ciò che riguarda quella parte dell’esperienza umana che non sempre riusciamo a spiegare attraverso ciò che vediamo e tocchiamo.
A quattordici anni ho iniziato a praticare meditazione e, nel tempo, ho approfondito differenti percorsi di ricerca interiore. Ho vissuto esperienze che mi hanno portata a interrogarmi sempre più profondamente sulla natura della coscienza, sulla mente, sull’essere umano e su quelle dimensioni dell’esperienza che spesso vengono definite invisibili.
L’ipnosi è arrivata successivamente ed è diventata per me uno straordinario strumento di esplorazione.
Ho studiato l’ipnosi, le tecniche di induzione, le regressioni e differenti modalità di lavoro, ma proprio durante l’esperienza concreta con le persone ho iniziato a incontrare fenomeni che mi hanno portata oltre l’ipnosi tradizionale.
Durante alcune regressioni potevano emergere esperienze, immagini, percezioni e presenze che non rientravano facilmente nelle categorie abitualmente utilizzate.
È anche da qui che è nato il mio interesse per la fenomenologia alienologica e, successivamente, per quello che oggi definisco Ipnosi Esoterica.
Perché ho scelto di lavorare con l’Ipnosi Esoterica
Durante le regressioni e le esperienze in stato ipnotico possono emergere immagini, percezioni, ricordi, sensazioni corporee, figure e scenari che la persona vive come estremamente reali.
Nel campo del metodo fenomenologico, diversi ricercatori e ipnotisti hanno raccolto testimonianze di persone che, durante regressioni ipnotiche, riferivano esperienze di presunte interferenze, entità, incontri con esseri non umani o episodi riconducibili al fenomeno delle abduction.
È anche attraverso lo studio e l’osservazione di questa casistica che il mio lavoro si è progressivamente orientato verso l’Ipnosi Esoterica.
Ma c’è una cosa che per me rimane fondamentale:
Non mi interessa convincere qualcuno che una determinata interpretazione sia vera. Mi interessa esplorare.
Quando una persona entra in uno stato di coscienza differente dall’ordinario e incontra qualcosa, il mio compito non è dirle che cosa sta vedendo, suggerirle ciò che dovrebbe trovare o interpretare l’esperienza al posto suo.
Il mio compito è accompagnarla, osservare e fare domande.
Permetterle di raccogliere informazioni.
Aiutarla a comprendere che significato abbia quell’esperienza per lei.
È questa ricerca che continua ancora oggi a motivarmi.

Il mio approccio all’Ipnosi Esoterica
Nel mio modo di lavorare c’è un principio fondamentale: la persona viene prima del metodo.
L’operatore non deve diventare colui che possiede tutte le risposte.
Non deve convincere, non deve suggestionare.
Non deve assumere il controllo dell’esperienza, ma deve accompagnare.
Per questo, durante una sessione, utilizzo domande il più possibile pulite, evitando di suggerire ciò che la persona dovrebbe vedere, sentire o trovare.
Ciò che emerge deve appartenere alla sua esperienza, non alle aspettative dell’operatore.
Per me l’Ipnosi Esoterica è soprattutto uno strumento attraverso il quale portare informazione e consapevolezza.
Ed è proprio qui che il mio approccio si distingue da quelle modalità nelle quali l’operatore viene percepito come qualcuno che deve “salvare”, “liberare” o combattere al posto della persona.
Io non voglio sostituirmi alla persona.
Al contrario, voglio aiutarla a riconoscere il proprio potere.
Informazione e consapevolezza come strumenti
Uno dei principi fondamentali del mio lavoro è che l’informazione permette di vedere ciò che prima non vedevamo.
Quando qualcosa rimane nell’inconsapevolezza, può continuare ad agire senza che noi comprendiamo fino in fondo cosa stia accadendo.
Quando invece iniziamo a osservarlo, riconoscerlo e comprenderlo, cambia la nostra posizione rispetto a quell’esperienza.
Per questo il mio lavoro non è basato sulla paura. È basato sulla comprensione.
Non parto dall’idea che la persona sia una vittima impotente.
Parto dalla possibilità che attraverso la conoscenza e la consapevolezza possa recuperare progressivamente la propria capacità di scelta.
Non combatto le entità, lavoro sulla consapevolezza
Se durante una sessione emerge quella che la persona percepisce come un’entità, un’interferenza o una presenza, il mio obiettivo non è distruggerla, combatterla o cacciarla attraverso il mio potere di operatrice. Voglio capire e cercare di recuperare le informazioni necessarie per fare in modo che la persona si auto-liberi.
- Che cosa rappresenta? Perché è lì? Quando è comparsa?
- Da quanto tempo viene percepita? Esiste un legame? Esiste un accordo?
- Esiste un patto che la persona percepisce come ancora attivo?
- Da dove nasce? Che cosa accade quando quella dinamica viene riconosciuta?
Nel mio lavoro utilizzo anche dichiarazioni di revoca di patti o accordi e tecniche di visualizzazione, ma il principio rimane sempre lo stesso: la persona non deve delegare il proprio potere all’operatore. Sarà lei stessa, accompagnata passo passo, a liberarsi dell'interferenza che la mette a disagio.
Non sono io che devo diventare indispensabile. Non sono io che devo “salvarla”.
La persona deve comprendere. L’informazione permette di vedere e la consapevolezza permette di scegliere.
Ed è attraverso questa comprensione che si può iniziare a recuperare il proprio potere personale e la propria sovranità.

Perché non propongo percorsi di lunga durata
Il mio metodo non nasce con l’idea di mantenere una persona legata all’operatore per mesi o anni.
Non voglio creare dipendenza dal professionista (questo per me è fondamentale).
Una sessione serve a portare alla luce ciò che in quel momento è pronto a emergere e a fornire alla persona informazioni e strumenti che possa portare con sé nella propria vita.
Questo non significa che debba necessariamente risolversi “tutto” in sessanta minuti.
Significa qualcosa di diverso: non parto dal presupposto che una persona abbia bisogno continuamente di me. Il mio obiettivo è esattamente l’opposto.
Vorrei che la persona uscisse dalla sessione con una maggiore capacità di comprendere ciò che vive, di osservare e di utilizzare ciò che ha appreso anche autonomamente.
Una sessione può essere sufficiente?
Spesso mi viene chiesto: “Ma davvero può bastare una sola sessione?”
Dipende da cosa intendiamo per “bastare”.
Per me una sessione è sufficiente quando la persona ha ottenuto le informazioni necessarie per comprendere ciò che sta vivendo e ha iniziato a riconoscere gli strumenti attraverso i quali può riprendere autonomia e consapevolezza.
In molti casi questo può accadere in un solo incontro. In altri, dopo un certo periodo di tempo, può emergere qualcosa di nuovo e può avere senso tornare a lavorare.
Ma non stabilisco preventivamente un numero obbligatorio di incontri.
Non credo che debba essere l’operatore a decidere in partenza che una persona avrà bisogno di dieci, venti o trenta sessioni.
Si lavora su ciò che è presente in quel momento, si porta alla luce ciò che è pronto a emergere. Poi sarà la persona, eventualmente, a comprendere se e quando sarà utile approfondire ulteriormente.
Cosa significa accompagnare una persona durante una sessione di Ipnosi Esoterica
Accompagnare, per me, significa prima di tutto ascoltare, osservare. Fare una domanda e aspettare. Non riempire immediatamente un silenzio.
Non avere fretta. Non cercare di arrivare necessariamente alla conclusione che noi, come operatori, ci aspettiamo.
Una delle cose più importanti che un operatore deve imparare è proprio questa: non suggerire la risposta.
L’operatore può avere studiato centinaia di casi. Può riconoscere dinamiche che sembrano simili ad altre già incontrate. Ma la persona che ha davanti non è “un caso”.
È una persona. E ciò che emerge deve essere rispettato nella sua unicità e nei suoi tempi.

Cosa faccio quando una persona arriva con paura
La paura prima di una sessione di ipnosi è molto comune.
Alcune persone temono di perdere il controllo. Altre hanno paura di non riuscire più a svegliarsi. Qualcuno teme di poter dire cose che non vorrebbe dire.
Altri ancora hanno paura di vedere qualcosa di troppo forte o di non sapere come reagire a ciò che potrebbe emergere.
Una delle prime cose che spiego è che durante una sessione di Ipnosi Esoterica con me la persona non perde coscienza e non perde la propria volontà.
La persona rimane presente e consapevole. Sente la voce dell’operatore, può parlare e può rispondere.
Può rendersi conto di ciò che sta accadendo. Può aprire gli occhi quando vuole. E può interrompere l’esperienza in qualsiasi momento.
Lo stato ipnotico non significa “essere nelle mani dell’operatore”.
Ed è molto importante comprendere questo punto, perché una delle paure più diffuse nasce proprio dall’immagine dell’ipnosi vista nei film, negli spettacoli televisivi o nell’ipnosi da palcoscenico, dove sembra che la persona perda completamente il controllo.
Il lavoro che faccio io è qualcosa di molto diverso.
La persona collabora con l’operatore. L’esperienza viene vissuta insieme.
L’operatore accompagna, osserva e guida attraverso le domande.
Inoltre, un operatore preparato deve essere in grado di riconoscere e gestire le differenti situazioni che possono presentarsi durante una sessione.
Può accadere che emerga:
- un’emozione forte;
- una paura o un ricordo difficile;
- può comparire qualcosa che la persona non si aspettava.
Il compito dell’operatore è proprio quello di rimanere presente, mantenere lucidità e accompagnare la persona attraverso ciò che si presenta, senza alimentare la paura e senza perdere il centro della sessione. Infatti, lavorando attraverso tecniche specifiche, è possibile vincere la paura e continuare serenamente con la sessione d'ipnosi.
Per questo la preparazione dell’operatore è fondamentale.
Non basta conoscere un’induzione ipnotica, bisogna saper:
- osservare e ascoltare;
- riconoscere le reazioni della persona;
- sapere quando approfondire;
- sapere quando rallentare;
- e sapere anche quando non procedere ulteriormente.
La persona deve sempre potersi sentire libera.
Libera di parlare. Libera di fermarsi. Libera di aprire gli occhi.
Libera anche di dire: “Non voglio andare oltre”.
E questo viene rispettato.
L’obiettivo non è forzare un risultato. L’obiettivo è creare le condizioni affinché la persona possa esplorare ciò che emerge mantenendo la propria consapevolezza.
Per questo dico sempre che l’ipnosi non è una perdita di potere.
Nel modo in cui lavoro io dovrebbe essere esattamente il contrario: uno strumento attraverso il quale la persona può conoscersi più profondamente e recuperare maggiore consapevolezza di sé.
Il rapporto tra paura, fiducia ed esplorazione
La paura spesso diminuisce già quando si comprende realmente che cosa sia una sessione.
Quando la persona capisce di non dover “cedere” il proprio controllo all’operatore, cambia anche il modo in cui entra nell’esperienza.
La fiducia è importante, ma non intendo una fiducia cieca.
Non voglio che una persona si affidi a me rinunciando al proprio discernimento.
Voglio che comprenda quello che stiamo facendo. Che possa fare domande. Che possa esprimere dubbi. Che possa dirmi se qualcosa non le è chiaro.
La fiducia deve nascere dalla comprensione, non dalla delega.
Ed è proprio quando la persona sente di poter rimanere libera e consapevole che diventa più facile esplorare.
Quando è importante fermarsi o non procedere
Non credo che una sessione debba essere fatta a tutti i costi.
Esistono situazioni nelle quali può essere opportuno fermarsi, rimandare oppure scegliere una modalità differente di lavoro.
Anche questo fa parte della responsabilità dell’operatore.
Non dobbiamo dimostrare niente. Non dobbiamo ottenere necessariamente un risultato. Non dobbiamo forzare una persona perché “deve” riuscire a entrare in ipnosi.
Ciò che viene prima di tutto è sempre la persona.

Cosa significa per me fare ricerca nell’Ipnosi Esoterica
Significa soprattutto non avere risposte preconfezionate. Questo campo diventa limitante nel momento in cui smettiamo di fare domande perché crediamo di sapere già tutto.
Per me ricerca significa anche essere disposta a mettere in discussione ciò che penso di sapere. Continuare a studiare, sperimentare e confrontarmi.
E soprattutto distinguere, per quanto possibile, ciò che la persona ha realmente riportato dall’interpretazione che successivamente possiamo attribuire a quell’esperienza.
L’Ipnosi Esoterica, così come la intendo io, non dovrebbe trasformarsi in una nuova dottrina.
Non mi interessa sostituire un dogma con un altro dogma. Mi interessa continuare a osservare.
Cosa mi hanno insegnato le persone che ho incontrato
Anni di sessioni mi hanno insegnato che le esperienze umane sono molto più diverse di quanto vorremmo farle entrare nelle nostre categorie.
Ho imparato a non giudicare ciò che una persona racconta solo perché non corrisponde alla mia esperienza.
Ho imparato che due persone possono vivere fenomeni apparentemente simili e attribuire loro significati profondamente differenti.
E ho imparato anche che l’operatore deve essere disposto a modificare il proprio modo di lavorare.
È proprio dall’esperienza concreta che sono nate molte delle scelte che oggi caratterizzano il mio metodo.
Per esempio, nell’Ipnosi Esoterica utilizzo preferibilmente induzioni brevi, pulite e non evocative. Questo significa evitare di introdurre immagini che potrebbero influenzare ciò che successivamente emerge.
Preferisco non dire alla persona di immaginare luoghi, scale, treni o scenari particolari. Voglio lasciare il più possibile libero il campo dell’esperienza.
Anche le domande devono essere costruite cercando di non suggerire la risposta.
Un altro aspetto importante è la suscettibilità ipnotica.
Non tutte le persone entrano nello stato ipnotico nello stesso modo e con la stessa facilità.
Questo non significa che una persona sia “brava” o “non brava” a essere ipnotizzata. Significa semplicemente che esistono differenze individuali.
Quando necessario, nel mio lavoro può essere utilizzato anche un supporto telepatico, soprattutto in particolari situazioni o quando la persona incontra difficoltà nell’entrare sufficientemente nello stato ipnotico.
Anche in questo caso, però, il principio non cambia: il lavoro deve servire alla persona per ottenere informazioni e consapevolezza, non per consegnare il proprio potere a qualcun altro.

La persona prima del metodo
Se dovessi riassumere tutto il mio lavoro in poche parole, direi proprio questo: la persona prima del metodo.
Non mi interessa che qualcuno esca da una sessione pensando: “Elettra mi ha liberato”. Vorrei che uscisse pensando:
- “Adesso ho compreso qualcosa che prima non vedevo”;
- “Adesso ho più informazioni”;
- “Adesso so che posso scegliere”;
- “Adesso so che il mio potere appartiene a me”.
È questo, per me, il significato più profondo della consapevolezza.
Il mio approccio all’Ipnosi Esoterica non pretende di essere una verità assoluta. È il risultato della mia esperienza, della ricerca, degli incontri con moltissime persone, degli errori, delle domande, degli studi e di tutto ciò che ancora oggi continuo a osservare.
Perché penso che, in un campo come questo, nel momento in cui crediamo di avere trovato tutte le risposte smettiamo di fare ricerca.
Io preferisco continuare a fare domande.
Continuare a conoscere. Continuare a esplorare.
E soprattutto aiutare le persone a sviluppare gli strumenti per poter osservare in prima persona ciò che accade dentro e intorno a loro.
Vuoi approfondire?
Nel mio Canale YouTube EMA Ipnosi Esoterica condivido approfondimenti, riflessioni, testimonianze ed esperienze legate all’Ipnosi Esoterica, alla fenomenologia alienologica e al percorso di consapevolezza.
Puoi partire dai miei video per conoscere meglio il mio approccio e comprendere che cosa intendo realmente quando parlo di Ipnosi Esoterica.
Conoscere significa iniziare a vedere. Vedere significa poter scegliere. E poter scegliere significa riprendere il proprio potere.