
Non riuscivo a collocarla in un futuro lontano, perché per me era parte della vita stessa.
Nessuno sapeva rispondermi davvero. Intanto vivevo in una casa antica, a Firenze, che era tutt'altro che vuota.
Sentivo presenze, vedevo entità. Nessuno, tranne me, sembrava accorgersene.
E quando cercavo di condividerlo, mi invitavano a tacere.
Così ho imparato presto a nascondere chi ero.
Mi adattavo, mentre dentro mi spegnevo. Ma qualcosa, costantemente, continuava a chiamarmi.
Poi arrivarono i Sannyasin di Osho, e con loro una luce nuova: parole come meditazione, estasi, sé superiore.
Avevo quindici anni e, per la prima volta, sentivo che c'era un posto anche per me.
Iniziai a meditare, e non ho mai smesso.
Negli anni ho studiato, viaggiato, cercato.
Ho vissuto dieci anni in India, dove la dimensione spirituale è viva e presente. Lì ho riscoperto il mio potere, la mia sensibilità, la connessione con il mondo invisibile.
Ho visto energie, campi, frequenze.
Ho vissuto esperienze che non si possono spiegare, ma che hanno lasciato dentro di me la certezza che siamo molto più di quello che ci hanno insegnato.
Tornata in Italia, ho aperto un centro olistico.
Ho iniziato a usare i miei doni, ma ancora mi affidavo ad entità esterne, a forze superiori.
Non avevo ancora compreso fino in fondo una cosa fondamentale: che tutto ciò che esiste risponde al nostro consenso.
Che se un'entità entra, è perché siamo stati noi, in qualche modo, a permetterglielo.
Poi una notte mi sono svegliata di soprassalto.
Una chiamata.
Dovevo combattere, senza paura.
Il giorno dopo mi fu proposta la formazione in Regressione alle vite precedenti, e capii subito: quella era la mia spada di luce.
Oggi ho raffinato quel percorso in qualcosa di più unico: l'ipnosi esoterica.
Non canalizzo, non suggerisco, non ti dico cosa devi fare.
Ti guido a vedere ciò che già c'è dentro di te.
A riconoscere le interferenze. A sciogliere i patti. A riprenderti la tua energia.
Perché la vera guarigione non arriva da fuori: arriva quando torni in te.


Studio testi antichi e moderni, dai grandi maestri alle voci meno conosciute.
Ascolto, osservo, metto in discussione.
Sperimento tecniche, creo connessioni, apro sentieri dove prima c’erano muri.
Cerco risposte, ma soprattutto nuove domande.
Perché ogni spunto, ogni intuizione, può diventare un ponte tra sofferenza e consapevolezza.
Lo faccio per me, lo faccio per chi si affida a me: per affinare strumenti sempre più precisi, capaci di aiutare l’essere umano a ritrovare la sua verità.